Storia e origini della minestra maritata


Storia e origini della minestra maritata

Ci sono ricette appartenenti alla tradizione gastronomica napoletana che hanno origine antichissime, così remote da perdersi nel tempo.

È il caso della minestra maritata, chiamata così perché, in essa, si “sposano” carne e verdure in un matrimonio che si è rivelato duraturo e di successo, restando intatto in secoli di storia e di evoluzioni. La ricetta originale, ovviamente, con il tempo si è modificata, anche perché gli ingredienti principali non sono sempre facilmente reperibili, ma ci sono ancora molte famiglie che gustano, ogni Natale, il piatto originale come tradizione vuole, non solo attraverso le giuste verdure e i giusti tagli di carne da utilizzare, ma anche conservando inalterata quella pazienza che ci vuole per affrontare la lunga preparazione che ha lo scopo di insaporire tutti questi componenti insieme.

Le origini

Sarebbe nel “De re coquinaria” (“L’arte culinaria”) il primo cenno di un piatto simile alla minestra maritata: parliamo di un’opera di 10 libri risalente al III, forse IV secolo, testimonianza importantissima della tradizione culinaria dell’antica Roma, redatta da Marco Gavio Apicio, un gastronomo e cuoco romano.

Tuttavia, si pensa che una grande influenza nell’evoluzione della ricetta sia arrivata dagli spagnoli: quando l’Italia si ritrovò sotto il loro dominio nel XVI secolo, infatti, sicuramente ne assorbì anche diverse abitudini e tradizioni, come quella della zuppa chiamata “Olla podrida” (che, curiosamente, significa “Pentola marcia”!) che altro non è che un minestrone a base di verdure, arricchito proprio con pezzi di carni varie, legumi e spezie.

In Campania – ma, come vedremo, non solo – questa lunga e lenta preparazione veniva portata avanti durante le festività, principalmente quelle natalizie, ma anche quelle pasquali, perché c’era più tempo da dedicarle; veniva, poi, servita in tavola proprio il giorno di Natale, come avviene ancora oggi. Molti non sanno, però, che questo piatto tipico ha finito per invadere anche altri luoghi del Belpaese, al punto che c’è un’altra località che la considera parte del tessuto gastronomico locale: la Ciociarìa, l’insieme dei territori popolari ubicati a Sud-Est di Roma!

Evoluzioni di un piatto tipico

Come spesso capita, anche le ricette tradizionali più antiche, con il tempo, evolvono sia nelle preparazioni che negli ingredienti.

Di base, per ottenere la minestra maritata perfetta sarebbero necessari scarolelle, bietole, cicoriette, borraggine, torzelle (il cavolo greco), broccoletti neri, verza, formaggio grattugiato, corazza di manzo, gallina, sedano, carote, prezzemolo, timo, alloro, chiodi di garofano e nnoglia (tipica salsiccia napoletana ottenuta con carni poco pregiate, detta anche “salame pezzente”).

Qualcuno utilizza anche le cosiddette puntarelle, cioè una particolare varietà di cicoria chiamata anche catalogna, altri un soffritto di guanciale, altri ancora cambiano le spezie, i tagli della carne e le verdure da impiegare (rendendo il piatto più pregiato e meno modesto), ma la sostanza non cambia: il matrimonio resta!

Di solito, si serve tutto con abbondanti crostini di pane, ma chi segue la tradizione più antica adagia sul fondo del piatto i tipici scagliuozzi, quelle piccole frittelle di farina di mais (o di polenta) molto gustosi ed ampiamente utilizzati nella cucina partenopea, soprattutto quella da strada.

Insomma, un piatto dalle mille sfaccettature che, però, riesce ad unire in tavola nelle festività più importanti dell’anno!