Sei un vero napoletano? Scopri quanto sei preparato sulla Genovese


Sei un vero napoletano? Scopri quanto sei preparato sulla Genovese

Ci sono piatti della tradizione partenopea che sono entrati, ormai, di diritto nel nostro patrimonio culturale e gastronomico. Per farla breve, nessuno può dire di essere davvero napoletano se non ne conosce tutti i segreti!

Tra questi, impossibile non pensare alla pasta alla genovese, una ricetta che strabilia i palati di tutti durante i pranzi domenicali e che si dipana in una lunga e lenta cottura, proprio come un ragù.

Pronti a mettervi alla prova? Ecco 5 domande per voi!

#1. Quale taglio di pasta è più indicato per la genovese?

  • Farfalle;
  • Ditalini;
  • Maltagliati.

#2. Perché si chiama “genovese”, visto che si tratta di un piatto napoletano?

  • Perché i napoletani, in realtà, hanno copiato una ricetta tipica di Genova;
  • Perché è stato mutuato il soprannome del cuoco napoletano che la inventò: ‘o genovese;
  • Perché l’usanza di cucinare questo piatto è stata assorbita da osti genovesi emigranti che deliziavano i napoletani nella zona del porto.

#3. Che tipo di sugo è quello della genovese?

  • Sugo bianco (senza pomodoro);
  • Sugo rosso (con pomodoro);
  • Sugo paglierino (con pomodorino giallo).

#4. Quale taglio di carne è preferibile usare per questa ricetta, secondo la tradizione?

  • Manzo e, in genere, carne rossa;
  • Maiale;
  • Vitello (guancia).

#5. Quale variante di cipolla è perfetta per dare il giusto sapore a questo particolarissimo ragù delicato?

  • Cipollotti;
  • Cipolla ramata;
  • Cipolla rossa di Tropea.

Curiosi di conoscere il vostro “grado di napoletanità”? Ecco le risposte!

#1. La pasta che la tradizione deputa a “regina” della genovese è indiscutibilmente una sola: i maltagliati o, ancora meglio, gli ziti tagliati a mano, comprensivi di “pezzetti” che si mescolano al sugo sul fondo della pentola, per ottenere il piatto casareccio per eccellenza.

#2. In realtà, le ipotesi che ricollegano questo nome alla genovese sono svariate: c’è chi parla di un cuoco che si faceva soprannominare “‘o genovese“, appunto, e chi si riferisce alle testimonianze storiche delle osterie gestite dai genovesi al porto di Napoli. In ogni caso, quel che è certo è che questa ricetta è stata diffusa proprio sul suolo partenopeo!

#3. Il sugo della genovese è rigorosamente bianco: niente aggiunta di pomodoro, in nessuna variante esistente in natura. Se proprio avete voglia di dare un tocco di sapore in più, l’unica eccezione concessa è lo strutto!

#4. Molte massaie napoletane cucinano la genovese quasi “approfittando” e riciclando pezzi di carne che si trovano nel frigorifero e che vanno consumati. Sebbene la cucina partenopea vada a nozze con questo tipo di scelta, va precisato che la tradizione ha eletto lo scamone (o colarda, cioè un muscolo bovino dell’esterno coscia) come il più indicato: la lunga cottura ne allenta le eventuali tensioni e durezze e rende il pezzo tenero e quasi che si scioglie in bocca. Tuttavia, moltissimi utilizzano anche il vitello proprio per la delicatezza delle carni.

#5. La cipolla che consente di gustare un piatto delicato e mai troppo “invadente” e forte come sapore è certamente quella dorata, che sopporta bene la lunga cottura senza perdere gusto, ma non stanca come altre varianti più “odorose”.

Allora, siete dei veri napoletani o avete commesso qualche errore? Fatecelo sapere nei commenti!